La preghiera è la primizia della grazia per un'azione cattolica missionaria

La preghiera è la primizia della grazia per un'azione cattolica missionaria

Don Roberto, tu sei originario della Spagna, quanto tempo è che sei a Roma?

Sono più  di cinque anni.

 

Hai trovato la stessa Chiesa in Spagna e qui a Roma?

Non c’è molta differenza perché sono Paesi vicini, di Cultura Latina, i più Cattolici dell’Europa, luoghi dove ci sono stati molti Santi e tanta devozione Popolare. In un periodo storico come questo difficile per la fede, per l’occidente, Roma è un posto speciale e devo dire che non assomiglia a nessuna altra realtà nel mondo, per la presenza del Papa, della Santa Sede, delle Congregazioni, il forte legame con gli Apostoli, ma anche perché è una Capitale, una Metropoli e anche  per il suo carattere Universale. Per esempio ci sono tantissimi Sacerdoti che vengono da tutte le parti del mondo per studiare e anche tanti Parroci sono stranieri.

Roma è la Sede della Chiesa Universale ma è essa stessa una realtà universale. Da questo si può capire com’è la Chiesa, per questo ci sono Sacerdoti in tutte le Nazioni. La Storia della Chiesa è tutta qua, è il centro, non proprio come in altri posti come ad esempio gli Stati Uniti o in America dove la Chiesa è più giovane.

A Roma si vivono i pregi della Chiesa ma anche le difficoltà  della sua presenza nel mondo, del peso della Storia, lo Stato Pontificio e tutti quei Papi che hanno creato diverbio; questo si riflette nella Popolazione Romana e infatti trovi coloro che sono molto fedeli perché si sentono molto Romani della Chiesa e invece quei Romani che sono molto critici perché ricordano quei Cardinali che volevano essere i Principi della Chiesa.

 

Come è iniziato il tuo cammino nella Chiesa? La tua famiglia ti ha accompagnato?

Nella mia famiglia siamo in cinque fratelli, due fratelli e due sorelle oltre me e io sono il gemello di una mia sorella. È una famiglia normale del ceto medio, Cattolica praticante ma non particolarmente praticante. Vengo da una piccola Città della Castiglia La Mancia, il territorio di Don Chisciotte tanto per capirci, in un’ampia zona che va dalla pianura della Mancia alla montagna, ma noi ci sentiamo più di montagna.

Da parte di mio padre la mia famiglia aveva una radice cristiana più profonda e infatti io avevo una zia monaca benedettina, ma io ho iniziato a conoscere Gesù dalla Scuola nella quale si insegnava la religione meglio che adesso anche perché prima le porte erano più aperte alla Chiesa, al Sacerdote, la Classe di Religione era più considerata, voluta e invece adesso è molto più emarginata. Cresce questa voglia di togliere i crocifissi, di diluire tutti quelli che sono i simboli religiosi ma prima non c’era questo. C’era una Cappella nella Scuola, la possibilità di frequentare la Messa, di Confessarsi e tutto questo senza essere una Scuola Cattolica.

Era un altro tempo, ora invece i Popoli e le Culture si sono incontrate anche grazie ai tanti flussi migratori dovuti dalle guerre, dalle carestie. Verso il sud della Spagna invece c’era la convivenza con i Mussulmani che sono stati 7 secoli in quelle terre e vicini di casa. 

 

Sei cresciuto in una famiglia laica, popolare, sebbene di fede Cristiana, hai fatto le Scuole Pubbliche, anche se c’era più apertura di oggi, ma quand’è che Gesù ha cominciato a chiamarti in maniera più decisa verso una scelta più definita?

Innanzitutto ha cominciato quando andavo a Messa con i miei genitori. Poi, verso i tredici  anni, un mio amico mi ha invitato a fare il Catechista con i bambini piccoli ma io ero il più piccolo Catechista del Gruppo. Ma sono andato. Poi il mio amico mi ha portato a conoscere l’Azione Cattolica, ACR si dice qui, e ho iniziato a frequentare questi incontri e da qui ho iniziato a radicarmi di più nella Chiesa, grazie all’Azione Cattolica; continuavo la Catechesi in Parrocchia ma frequentavo questi Gruppi che avevano molti incontri di Formazione. Mi ricordo che ogni sabato io arrivavo in Parrocchia alle 9 per la Messa, alle 10 la Formazione per i Catechisti, alle 11 la Catechesi, alle 12 andavo all’Azione Cattolica  e avevamo l’incontro di Formazione del Movimento. Dopo questo andavo in Biblioteca. Ero molto impegnato. Lì ho imparato qualcosa di importante, che l’Azione Cattolica è un Movimento fatto dal Papa è che non ha uno scopo suo specifico, un metodo suo, ma lo scopo è  la Chiesa. L’Azione Cattolica venne promossa da Papa Pio XI che voleva un Movimento che fosse molto di aiuto al Vescovo e al Parroco.

Tantissimi sono i Movimenti della Chiesa, in Roma ce ne sono in abbondanza come dicevamo prima, e ognuno ha un suo Carisma, una sua particolarità, ma invece l’Azione Cattolica è per la Chiesa e svolge la Missione in stretta collaborazione con il Vescovo e il Parroco. Da questo si impara questo forte affetto per il Papa, per quello che testimonia, siamo molto legati a lui, siamo come le braccia su cui può contare. C’è una forte consapevolezza che Dio agisce attraverso la Chiesa. Tramite i Vescovi e i Sacerdoti l’Azione Cattolica è indirizzata su tutta la Diocesi. Spesso dalle Parrocchie avevamo un dialogo con il Vescovo che ci chiedeva cosa facevamo, si interessava a noi.

 

Se una persona fa parte dell’Azione Cattolica può vivere anche altre dimensioni sociali della Chiesa, essere Focolarino, Neocatecumenale etc... ?

Certo chiunque può farlo l’importante è che non sia alla fine troppo dispersivo.

Ciascuno deve andare dove si sente chiamato da Dio, esiste un Piano della Provvidenza. Io sono capitato lì e lì ho avuto la mia Vocazione Sacerdotale, ho iniziato la Preghiera, ho iniziato la Guida Spirituale.

 

Sono molto attento ai Carismi dei singoli Sacerdoti e dei Parroci perché credo che Dio voglia Amarci anche tramite questi ma in maniera davvero speciale. Ho notato come tu sei molto attento alla Preghiera, a questo Dialogo privilegiato con Dio, in qualche modo sottolinei spessissimo questo rapporto, relazione nella Preghiera. Forse per noi Romani, Ostiensi, questo è davvero molto importante in questo momento e in un luogo universale e secolare, come dicevi, molto vasto e ricchissimo di stimoli, di gruppi, di movimenti, di attività, di metodi. Sembri indicarci sempre la via dell’Unità in Cristo e nella Preghiera il Linguaggio comune. Che ne pensi?

È vero. Diciamo che senza la Forza che viene dallo Spirito, da Dio, senza questa spinta che viene da dentro è molto difficile portare frutto veramente. In uno dei Documenti che ha scritto San Giovanni Paolo II, a motivo del Giubileo, ha ricordato quali fossero le priorità. Ha parlato della Primazia della grazia, la Primazia della preghiera, la primazia dell’Eucaristia, perché se non nasce tutto da Dio nella Preghiera allora alla fine siamo noi che cerchiamo di costruire qualcosa di umano. La Preghiera ci porta alla Comunione con Dio.

 

Questa intimità con Dio nel Silenzio della Preghiera non limita la gioia?

La Preghiera è espressione di Gioia e poi viene l’Azione. Così ho imparato; a noi dell’Azione Cattolica ci parlavano di un treppiede e i tre piedistalli erano la Formazione, ovvero l’incontro settimanale nel quale c’era una diversa catechesi, poi c’era la Preghiera e ci insegnavano a pregare, anche con un libro, ti interessavano a frequentare la Messa ad avere anche una Vita di Preghiera. Infine l’Apostolato, l’Azione. Facevamo degli incontri per i bambini che non erano catechesi, si usava un linguaggio per loro e poi c’erano i giochi, i campi, attività all’aria aperta, le gite, le uscite con le biciclette, le camminate in montagna, i pellegrinaggi, attività sportive, il calcio, il gruppo di canto, quella parte musicale che era molto importante per i giovani ma anche per i bambini.  

 

Preghiera ed Azione Cattolica. Ti ha accompagnato qualcos’altro verso la Vocazione al Sacerdozio?

Mi hanno aiutato molto i libri. La mia generazione non ha conosciuto molto internet o  i telefonini, ma aveva la tv e tanto tempo veniva tolto dalla tv. Ma a me piaceva molto leggere. Leggevo qualche libro a casa perchè mio padre aveva una bella biblioteca. Mi sono appassionato alla lettura soprattutto grazie alle biografie dei Santi delle testimonianze cristiane e così ho iniziato a leggere costantemente. Mi ricordo che leggevo la vita di San Bernardo, di Sant’Agostino e mi hanno illuminato.

Mi ricordo che uno dei libri che più sono riuscito bene a leggere in un clima di preghiera era di un monaco circestense spagnolo molto molto giovane che siccome era malato non poteva lavorare in campagna insieme agli altri monaci, era sempre in infermeria e non poteva uscire e  siccome era di famiglia nobile, molto colto e aveva lasciato l’Architettura per fare il monaco lui scriveva. I quaderni lì dove lui aveva fatto i suoi disegni aveva scritto le sue riflessioni sono stati pubblicati. È stato praticamente un mio maestro. Quando poi sono stato a Roma ho partecipato alla sua canonizzazione perché è diventato Santo. Allora, quando io ho iniziato a leggerlo, non era neanche beato.

 

È stata una figura provvidenzialmente importante?

Si, immagina un ragazzo di quindici anni che legge gli scritti di un monaco.  Un giovane con quel pensiero di ragazzo che sogna. Ti faceva venire la voglia di diventare frate, monaco perché ero affascinato di questa sua descrizione di Dio che soltanto Lui poteva riempire l’anima e che in Dio aveva trovato la sua Gioia, la Pace, è qualcosa che ti lasciava stupito.

 

Tu prima ha detto “leggere in un clima di preghiera”; nelle nostre società siamo pieni di messaggi, di testi, di ipertesi, di stimoli intellettuali e culturali, di letture e modelli interpretativi, ma leggere in un clima di preghiera è qualcosa di particolare: che significa?

Leggere in un clima di preghiera significa che il libro è soltanto uno strumento per iniziare una comunicazione con Dio e quindi non è semplicemente leggere per conoscere, per imparare ma è prima leggere e poi fermarti e far diventare quello che hai letto un dialogo con Dio. ChiedergLi:”Cosa mi vuoi dire con questo? Per me cosa significa?” E passare dalla lettura alla meditazione. Mia mamma arrivava di notte e vedeva che era tardi ma io avevo ancora la luce accesa del comodino. Entrava mi trovava a letto ma a leggere e mi chiedeva: “Ma che leggi? Ma ti leggi queste cose?”. Era un po’ stupita di questo.

 

Forse in questo modo hai portato maggiormente Dio all’interno della tua famiglia?

Si, non erano abituati ad una preghiera quotidiana ad un impegno nella Chiesa e io invece a 16 anni ero già davvero molto impegnato addirittura d’estate non volevo più andare in vacanza con i miei e volevo andare al campo estivo dell’azione cattolica, volevo sempre fare qualcosa e non ero mai fermo, sempre c’era qualcosa da fare perché poi si creavano i legami dell’amicizia che a quell’età è molto importante. Io veramente auguro a tutti una giovinezza come quella che ho vissuto io molto attiva; impegnato nell’apostolato fina dalla giovinezza ti fa fare cose nobili e belle.

Mi ricordo che decidemmo di fare il nostro campo estivo in modo più stabile e comprammo un terreno che era tutto da sistemare  e ci siamo messi a fare i contadini, avremo piantato 2000 alberi, ma così andavamo spesso in montagna. Abbiamo costruito la mensa per mangiare, gli alloggi. Era un posto bellissimo , c’era una valle, il fiume vicino, la salita che andava su per la montagna e sembrava un Paradiso. Abbiamo costruito una Chiesetta per pregare. Quando non riuscivamo da soli allora chiamavamo dei muratori e ci mettevamo ad aiutarli.

 

Una volta che ti sei consacrato Sacerdote hai iniziato nella tua Città?

Si mi sono consacrato nel Duomo della mia Città, una Chiesa gotica, bellissima.

Subito dopo mi hanno mandato alla “Terra Promessa” in un posto di alta montagna dove ci sono dei paesini piccoli. Non so se era una scelta buona o invece no ma si faceva così: il prete giovane veniva mandato nelle Chiesette mentre il Sacerdote più anziano, con più cultura veniva mandato un una Chiesa più grande nelle Città. Se eri giovane ti davano Parrocchie piccolissime. Sono stato subito Parroco.  Ho dovuto imparare a guidare bene, avevo già la patente ma non avevo mai guidato e ho dovuto imparare per le curve della montagna,  per i tornanti, con pazienza, piano piano.

 

Che differenze hai trovato tra la Città e la Montagna? Forse anche a noi, vivendo in Città, potresti trasmetterci gli insegnamenti della Montagna?

Conoscevo l’ambiente della Città e delle campagne e ho quindi iniziato un’esperienza nuova. Vivere con gente molto semplice, contadini, anziani tanti. C’era da lottare contro la solitudine e soprattutto d’inverno quando alle 5 del pomeriggio è notte e fa un freddo terribile. Tutti si chiudevano in casa e dalle 5 non c’era più vita. Io allora andavo a trovare qualcuno anche se era meglio andarci di giorno. Io lì pregavo e mi dicevo che questo silenzio non ci sarebbe stato sempre. Io mi ricordo questo silenzio di queste serate lunghe ma così io leggevo e pregavo. Poi c’era qualche bambino piccolo e allora facevo anche il Catechista perché in quei paesi il prete fa un po’ tutto, il Parroco è tutto, non dovrebbe essere così ma sono abituati, poi alla fine ti trovi così e fai. 

 

E dopo la Montagna?

Dopo 3 anni di Montagna mi hanno mandato altrove.

Nell’Azione Cattolica ho conosciuto quello che sarebbe diventato il mio Istituto. Un’Assistente dell’Azione Cattolica lo stava fondando questo Istituto Secolare per Sacerdoti e Laici Consacrati che si chiama “Servi della Trinità”. Io sono fra i primi Sacerdoti di questo Istituto, sono il quarto. Ora siamo 25 Sacerdoti e poi i laici e siamo presenti in Spagna, Venezuela, Argentina, Stati Uniti e Italia. Cinque Paesi ma alla fine siamo ancora pochi. Forse sono troppi Paesi. Insomma dopo 3 anni ho chiesto al mio Superiore di andare a fare il Missionario e avevamo dapprima in mente di andare in Argentina e in Venezuela avevamo parlato con alcuni vescovi.

Quindi i primi 2 Sacerdoti andarono nella Pampas Argentina e l’anno dopo io e un altro  Sacerdote  siamo partiti per il Venezuela dove ci diedero una Parrocchia enorme di 80.000 abitanti dove era molto difficile. Questa è stata un’esperienza faticosissima e forse eravamo troppo giovani per quell’esperienza. Oggi ancora sono 2 Preti su 80.000 abitanti. È stata un’esperienza enorme che mi ha arricchito tanto, sono stati anni intensi, difficili ma molto belli. Era prima di Chavez, sono tornato poco tempo fa e ho trovato un Paese molto peggiorato. È stata un’esperienza che ha fatto molto danno al Paese.  Molti per l’Ideologia dicevano che stavano bene ma io vedevo che non era così ma loro dovevano difendere questa loro idea politica sopra la realtà. Arrivai nel 96 e lasciai quella realtà dopo 12 anni tornando in Spagna. Poi ragionammo se iniziare la Missione o negli Stati Uniti oppure in Roma. Ho fatto un viaggio missionario negli Stati Uniti per conoscere qualche Diocesi di là ma alla fine è stato più facile venire a Roma. Poi siamo di nuovo tornati negli Stati Uniti dove siamo riusciti ad entrare in Missione in Arizona ma io e un altro Sacerdote siamo restati qua a Roma.

A Roma ci offrirono la Cappellania all’Università di Tor Vergata e anche qui ho incontrato una realtà molto nuova e ho imparato tanto, innanzitutto a parlare Italiano e a conoscere Roma. Sono stati 4 anni impegnativi per quello che significa l’ambiente. Alla fine il Cardinal Vallini ha avuto questa grande fiducia in noi ed ecco siamo qui con voi.

 

 

Preghiera, Azione Cattolica e Missione Apostolica ed Evangelica; sembrano queste le parole chiave che il Cielo ci dona attraverso don Roberto per crescere insieme scavalcando i Muri delle differenze e costruendo Ponti tra i Cuori in modo che l’Universalità di Roma possa essere una ricchezza per i Cristiani e per tutti i Cittadini soprattutto in questi anni di confusione e instabilità. La Speranza non ci verrà rubata e sapremo essere sicuri per Cristo con Cristo e in Cristo lungo le strade delle Periferie Esistenziali come su quelle fisiche e sociali.

 

Festa delle neo famiglie della parrocchia
Terra di Maria

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